Scritto più di 5 Anni fa..
La mia gravidanza è stata un po’ faticosa: ho dovuto lavorare fino
all’ultimo, e, anche per questo motivo, ho avuto più episodi di
contrazioni: accentuati al 4° e all’8° mese vivendo con la paura e
l’ansia costante che il mio piccolo potesse nascere prima del tempo.. ed
ora sono qui a 40+3 e il mio piccino non vuol saperne di uscire dalla
sua mamma e di vedere la luce del sole di Aprile che in questi giorni è
calda e limpida e aspetta solo lui.
Ho già fatto due monitoraggi
l’ultimo dei quali sabato mattina in cui “va tutto bene” ma
nulla sembra presagire un parto imminente.
Passo una giornata come tante
negli ultimi giorni: qualche dolorino, spossatezza, fiatone.. le
proviamo tutte: cibo piccante, cibo cinese, “coccole”.. ma tutto sembra
normale.
Andiamo a dormire.
Nel sonno sento una contrazione: tutto
normale, come ogni notte.. ma poco dopo un’altra.. poi un’altra ancora,
allora mi sveglio: è l’1.25 ed è iniziato il mio
travaglio.
Le cronometro: sono una ogni 10 minuti e durano all’incirca
30 secondi ma quando è l’1.45 si fanno più lunghe e sono già distanziate
5 minuti l’una dall’altra.
Alle 2 decido di svegliare Shiro per non
fargli prendere un coccolone all’ultimo minuto.
Gli dò qualche bacio e
lui nel sonno mi accarezza la mano.. decido allora di svegliarlo un po’
più energicamente: “Credo proprio che ci siamo.. E’ ora di andare
all’ospedale”.
Facciamo tutto con calma: mi dò una lavata, chiudiamo la
valigia, inforchiamo macchina fotografica, videocamera e via.
Arriviamo
all’ospedale in una decina di minuti, al Pronto Soccorso l’accettazione è
chiusa e ci dicono di andare direttamente in reparto.
Arriviamo su e
un’infermiera mi chiede cosa succede. “Credo di essere in travaglio”
rispondo io e lei: “Impossibile, lei è troppo sorridente per essere in
travaglio, comunque visto che è qui facciamo un monitoraggio” (ora
ditemi voi.. posso sorridere visto che sono nel 10° mese di gravidanza e
non vedo l’ora di abbracciare mio figlio???).
Durante il monitoraggio
ci sono picchi ad ogni contrazione ma poi il mio piccolo (che non sta
fermo un attimo) si muove e sposta la sonda.. contrazioni rilevate:
zero.
Torna l’infermiera e mi dice: “Vede? Non le ha più le contrazioni
vero?” ed io le rispondo che le ho ogni 4 minuti circa e Shiro tenta di
spiegarle che la macchina dava errore perché la sonda si era spostata, a
quel punto, pur molto scettica, mi dice che potrò essere visitata e che
da lì si capirà se veramente sono in travaglio.
A quel punto prendo in
seria considerazione l’ipotesi di cambiare ospedale nel caso mi
rimandassero a casa.. ma finalmente, dopo un’ora di monitoraggio mi
visitano.. il tutto dolorosissimo ma ho una dilatazione di 3cm quindi è
ufficiale: sono in travaglio.
Mi assegnano una camera dove trovo due
compagne del corso pre-parto che allattano i loro piccoli.. non posso
credere che fra poco anch’io avrò il mio bambino tra le braccia..
entriamo subito in sala travaglio: sono le 4 del mattino.
L’ostetrica
che mi assiste, è giovane e molto simpatica, e ogni volta che entra in
sala mi fa i complimenti per come reggo bene il dolore ed io
(coraggiosissima..) aspetto sempre che mi dica che è arrivato il momento
di fare l’epidurale, ma questo non arriva mai.
Le contrazioni sono
molto forti ma io ho vicino il mio Shiro ed ogni volta che il dolore
sale gli stringo la mano e mi appoggio a lui.. vorrei che dormisse un
pochino ma so che per lui è impossibile.
Averlo vicino è meraviglioso..
Sono le 7 e c’è il cambio turno mentre dalla sala parto affianco alla
mia provengono urla terrificanti.. tra poco toccherà a me..
La nuova
ostetrica è un po’ più anziana ma molto carina, mi visita: mi dice che
il decorso del mio travaglio è “normale”: né veloce né lento ma le acque
non si rompono.
Aspettiamo fino alle 9 e poi me le rompe lei per dare
il via alla fase espulsiva.
Le contrazioni si fanno sempre più
ravvicinate e dolorose, mi dicono di respirare per ossigenare il bambino
ma io non ce la faccio, mi fanno male gli occhi da tanto che li
stringo.
Shiro è sempre vicino a me, mi tiene una pezza bagnata sulla
fronte, ad ogni contrazione mi dà un bacio..
Alle 10.00 cominciamo a
spingere ma la testa non riesce a passare, l’ostetrica mi incita e cerca
di aiutarmi in tutti i modi (facendomi un male tremendo) ma io non
riesco a spingere abbastanza a lungo perché la testa possa uscire.
Sono
le 11.30 ed io mi sento esausta, penso di non farcela più.
Le
contrazioni sono vicinissime e dolorosissime ma io non ho più la forza
di spingere.. penso che il mio piccino sta soffrendo incastrato “là
sotto” ma non ho la forza..
Tengo gli occhi chiusi da un’eternità ma
sento Shiro che mi parla piano vicino e mi incoraggia, un’infermiera mi
accarezza la testa e mi dice che presto vedrò il mio bimbo..
Arriva
l’ennesima contrazione allora spingo con tutta la forza rimasta ma
questa passa velocemente.
Non posso sopportare l’idea di aspettarne
un’altra ancora.. e poi ancora.. allora continuo a spingere.
Mi dicono
di riposarmi tra una contrazione e l’altra ma io continuo a spingere,
non posso pensare di andare oltre.
A quel punto sento un bruciore
fortissimo e il taglio dell’episiotomia, capisco che il mio bambino sta
per venire al mondo e lo sento sgusciare fuori da me.
Passano pochi
secondi che sembrano un’eternità in cui sento l’ostetrica dire:”Dai Cucciolo fatti sentire!” e subito dopo il suo pianto.. a quel punto aggiunge:
“Ora capisco perché non usciva!” Cucciolo pesa 3.970 gr. ed è lungo 53,5 cm
con una bella testolina di 35 cm.
Me lo mettono sulla pancia: strilla
ed è tutto blu e gelatinoso ma è la cosa più bella che abbia mai visto.
Shiro mi prende la mano, ci guardiamo.. stiamo piangendo tutti e due..
non so se ci sarei mai riuscita senza di lui.
Lui che aveva paura di
impressionarsi e non sapeva se avrebbe retto alla vista di un po’ di
sangue è rimasto lì tutto il tempo vivendo con me ogni singola
contrazione e spinta.. poi ha visto nascere suo figlio.. oggi, in una bella giornata di sole di Aprile, si è compiuto il nostro miracolo.
Mila, Shiro e Cucciolo Speciale.. la mia meravigliosa Famiglia.
Ogni bambino che nasce è la dimostrazione che Dio non ha perso fiducia negli uomini.
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